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Si intitola “Racconta family” il concorso destinato alle scuole lombarde e collegato al VII Incontro mondiale delle famiglie. Obiettivo: raccogliere i video, i testi, le foto e i disegni fatti dagli allievi di ogni ordine e grado e inerenti il loro modo di vivere la famiglia oggi.

Il concorso è promosso dalla Fondazione Milano Famiglie 2012. La gestione organizzativa è affidata agli uffici di Pastorale scolastica e Insegnamento religione cattolica delle Diocesi di Lombardia, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e in collaborazione con Regione Lombardia.

Lettera ai Dirigenti Scolastici dall'Ufficio IRC

Bando del concorso

Messaggio della Presidenza CEI sull'IRC

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NUOVI OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO (OA) 2010


SCUOLA DELL'INFANZIA
SCUOLA PRIMARIA
SCUOLA SEC. DII GRADO
(tutti vincolanti)

SCUOLA SEC. DI II GRADO
(sperimentali)

VII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Suor Piera Cori
(www.pieracori.net)



Come cristalli di ghiaccio

Oggi la liturgia ci parla di peccato. Nella prima lettura Dio, attraverso il profeta Isaia, dice al suo popolo: “Io cancello il tuo peccato, non me lo ricordo più” e, nel Vangelo, Gesù guarisce un paralitico dicendo: “Ti sono perdonati i peccati”.
Ma che cos’è il peccato?

In questi giorni in italia è caduta tanta neve. Voglio raccontarvi, per capire cos'è il peccato, ciò che è accaduto ad un mio amico che si è messo a guardare al microscopio i cristalli di una goccia di acqua congelata. Erano davvero belli! Mentre faceva questa “ricerca” aveva la radio accesa. Trasmettevano una musica melodiosa ed i cristalli continuavano ad essere belli, armoniosi, eleganti. Ha poi pensato di fare un altro esperimento. Ha spento la radio e, al posto della musica, ha prodotto rumori assordanti, un grande baccano. Ha incominciato a gridare, a dire parole cattive e, guardando al microscopio, si è accorto che i cristalli cambiavano forma, si spezzavano, si modificavano, insomma cambiavano d’aspetto.
La goccia esternamente rimaneva uguale, ma dentro era ferita, modificata, spezzata, aveva perso il suo splendore.
Ecco il peccato: apparentemente non ci cambia, ma in effetti ci ferisce, ci rende meno “belli”. Forse nessuno se ne accorge guardando l’aspetto esteriore, però dentro lascia un segno: limita, rendendo più difficile la ricerca del bene, del bello, della gioia, della verità.
Già da alcune domeniche il Vangelo ci presenta Gesù impegnato tra la gente ad annunciare la Parola e a sanare gli ammalati. Egli si fa vicino a tutti. A tutti tende la sua mano, dona una nuova possibilità di vita. La gente lo sa e per questo, ogni volta che Gesù arriva in un villaggio o in una cittadina, accorre da lui per ascoltarlo e porta anche gli ammalati perché li guarisca.
Il Vangelo di oggi mostra Gesù a Cafarnao. È un'antica città della Galilea situata sulle rive nord-occidentali del lago di Tiberiade, e Gesù abita in questa cittadina dopo aver lasciato Nazareth. È tornato dopo giorni di cammino attraverso i villaggi della Palestina. È a casa. La notizia si diffonde e subito la gente arriva. Pensate… questa volta sono venuti anche degli studiosi della legge ebraica proprio per ascoltare Gesù!
La casa è stracolma. Tutti sono attenti. Ma, ad un certo punto, succede una cosa strana: il tetto della casa viene scoperchiato.
Un bel coraggio, direte voi, scoperchiare il tetto!
A quel tempo le case della Palestina avevano i tetti fatti di canne, rami, fieno e travi. Questa copertura veniva poi resa impermeabile con uno strato di argilla.
Perciò, scoperchiare un tetto, a quel tempo, era quasi un gioco da ragazzi.
Comunque è un gesto insolito ed estremo compiuto da quattro amici dell’uomo paralizzato: non potendo entrare dalla porta, usano questo stratagemma.
Il gesto di queste quattro persone esprime due cose importanti. La prima: sono davvero molto amici del malato. Senza di loro il paralitico non avrebbe mai potuto raggiungere Gesù.
La seconda cosa importante è che questi quattro uomini mostrano una grande fede, una grande fiducia nel Maestro. Sono certi che Gesù guarirà il loro amico.
Gesù, colpito dalla loro fede, dice al malato: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. Queste parole di salvezza fanno indignare gli scribi. Essi sono studiosi della legge, conoscono bene ogni dettaglio e sanno che solo Dio può perdonare i peccati. Per questo si scandalizzano e pensano che Gesù bestemmi!
Gesù, che conosce i loro pensieri, dice all’uomo paralizzato: “Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Mostra così che il peccato è qualcosa che somiglia ad una malattia che paralizza, perché non fa camminare verso il bello, il bene, verso Dio.
L’uomo paralitico ha avuto bisogno degli amici per arrivare davanti a Gesù. La loro fede è diventata una bella opportunità per avere il dono del perdono e quindi della salvezza, della salute.
Il peccato paralizza, chiude, isola, toglie la luce.
Camminare da soli verso Gesù, a volte può essere difficile. Facciamoci aiutare e guidare in questo viaggio che ci porta a Lui! Possiamo chiedere al sacerdote, alla suora, alla catechista, ai genitori, a chi è adulto nella fede, cioè a chi si fida davvero di Gesù, di accompagnarci nel cammino!
Una volta incontrato Dio, cerchiamo di essere suoi strumenti, per avvicinare a Lui chi è lontano.
Buona domenica

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